Il pesarese Giacomo Leva fra la sfida al Civitavecchia e la fortuna di giocare in serie A

Pausa natalizia agli sgoccioli per la Mobility Pro Pesaro Rugby che domenica scenderà in campo al Toti Patrignani alle 14.30 contro il Centumcellae Civitavecchia nell’ultima gara di andata. Aumenta quindi la tensione al campo fra i ragazzi vogliosi di riprendere il cammino esattamente dalle ultime due vittorie ottenute prima delle festività. Fra questi, chi sta vivendo un periodo particolare è senza dubbio il pilone made in Pesaro Giacomo Leva. Prodotto del vivaio pesarese, lo scorso anno iniziò la stagione in Portogallo a Braga dove si era recato per fare l’Erasmus e al suo ritorno si è inserito in pianta stabile con la prima squadra: “Lo scorso anno son stato via parecchio tempo, son tornato e mi son trovato catapultato in serie A. Non avevo particolari obiettivi, mi ritenevo già fortunato di essere in squadra. Quest’anno il mio obiettivo era quello di far capire quanto potessi valere e di essere un’alternativa. Non mi aspettavo un inizio così. Ci speravo, come qualsiasi ragazzo che calca il campo di Pesaro vuol dire la sua in prima squadra, assieme a quei ragazzi enormi che ho sempre visto da ragazzino e per me erano dei miti, ma non mi aspettavo di sicuro di iniziare così”. Sin qui infatti Giacomo non ha saltato una sola partita, partendo spesso da titolare. Quale il segreto di questa crescita? “Solo quello di far tesoro di tutti i segreti e ascoltare e seguire tutto ciò che i miei compagni più esperti mi dicono e ovviamente l’umiltà. Son fortunato ad esser qui con loro e chi mi dice qualcosa è solo per farmi crescere. Infine il duro lavoro paga sempre, sotto ogni aspetto, in palestra e in mischia, lavorando molto sui punti carenti perché è solo lì che si può migliorare. Se uno vuole può fare sempre molto di più”.

Quanto sono stati importanti i consigli di Augusto Allori, tecnico della mischia? “Con Augusto c’è un rapporto di stima enorme. Sa quello che fa e ha tanto da dare se siamo disposti ad accettarlo. Ha una cultura sportiva che se fai tua puoi solamente migliorare. Son molto fortunato ad aver avuto tanti allenatori di mischia ottimi, da Pozzi a Daniel e, quest’anno, Augusto. Lui si fa prendere molto da questo sport e se si arrabbia lo fa solo perché ci tiene. Quando può darti un consiglio specifico in più lo fa sempre e posso solo ringraziarlo”.

Sei un pilone di formazione giallorossa, con non eccelse doti fisiche, ma con la tua tecnica riesci a mettere in difficoltà non pochi avversari. E’ esagerato pensarti l’erede di Galdelli che oggi gioca con te? “Sono onorato se qualcuno lo può pensare. La strada da fare prima di fare questo paragone è tanta perché Galdo ha dato tanto e continua a dare tanto alla squadra. La sua presenza si sente molto. Sono molto felice però di questo paragone e spero di fare almeno la metà di quanto ha fatto lui. Mi ci rivedo in lui anche per le doti fisiche. Non sono fra i più grossi ma ho tanta voglia di impormi e siccome la mischia è una guerra, quando vedi che sei uno dei più piccoli hai molte più motivazioni per fare bene. Per questo grazie a Galdo e Augusto sto cercando di affinare al meglio le mie armi e la mia tecnica”.

Parole che dimostrano una maturità superiore ai suoi vent’anni come confermano le sue parole quando parla della partita che li aspetta domenica in casa contro il Civitavecchia: “Mi aspetto una grande prova di maturità. Veniamo da due vittorie consecutive, c’è stata la pausa natalizia e sappiamo quanto soffriamo le pause, però si è vista un’attenzione particolare ora che abbiamo ripreso a pieno ritmo. La rosa è quasi al completo e si sente il clima della partita che si giocherà domenica al Toti Patrignani. Tutti ci teniamo e vogliamo finire bene il girone d’andata. Contro Civitavecchia partita molto dura e aperta. Non dobbiamo fare l‘errore di entrare in partita tardi o giocare solo un tempo. Arrivati a sto punto tutta la partita deve essere perfetta. Deve iniziare dal riscaldamento, perché quando abbiamo fatto un buon riscaldamento abbiamo fatto una partita dominante. La squadra sta bene perché abbiamo ritrovati quasi tutti gli infortunati e anche chi non è al top ci è comunque vicino in allenamento”.

Un rugby da te giocato solamente per passione, senza guadagnare un centesimo: “La retribuzione più grande è essere in prima squadra poter dare il mio contributo e poter gioire dopo ogni vittoria con tutto il pubblico pesarese che è una famiglia che ci segue ovunque andiamo con grande calore. Quando esci dal campo è bellissimo vedere che tutti vengono a stringerti la mano e fare i complimenti. E’ ancor più bello sentir parlare di te, di un ragazzo che nemmeno si aspettava di essere qui e poter giocare in serie A”.